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Baldassarre Castiglione

Baldassarre Castiglione 1478-1529

Baldassarre Castiglione
1478-1529

Baldassarre Castiglione nacque a Casatico, nel marchesato di Mantova, il 6 dicembre 1478. Figlio di Cristoforo,  (uomo d’arme dei Gonzaga che, quando Baldassarre aveva 21 anni, muore nella battaglia di Fornovo) e di Aloisa Gonzaga. Inviato a Milano quando aveva 12 anni per frequentare la scuola di Giorgio Merula e di Demetrio Calcondila e apprendere  latino e greco. Alla corte di Ludovico il Moro ebbe occasione di conoscere e imparare le arti cavalleresche e la vita cortigianaNel 1499, in seguito alla morte del padre e alla caduta del Moro, Castiglione torna a Mantova ed entra al servizio del marchese Francesco Gonzaga, parente per parte di madre. A fianco del Gonzaga, essendo  luogotenente generale schierato con i Francesi, viene coinvolto nella sconfitta del Garigliano, una importante battaglia tra Francia e Spagna per la conquista del Regno di Napoli.

Nello stesso anno, passa al servizio  del duca Guidubaldo da Montefeltro che rappresenta, molto meglio del Gonzaga, gli ideali cortigiani e cavallereschi dai quali Castiglione è appassionato.

Nel 1504,  al comando di una cinquantina di uomini d’arme,  entra ufficialmente a far parte della corte felice di Urbino, importante centro artistico e letterario che vede protagonista Elisabetta Gonzaga.  Castiglione entra così in relazione con personaggi fondamentali per la sua formazione: Pietro Bembo, veneziano, spasimante di Lucrezia Borgia nella corte estense di Ferrara ma anche ospite dei Montefeltro, Raffaello Sanzio, attivo in Urbino prima di trasferirsi a Roma nel 1508.

Da Bembo acquisisce il classicismo con componenti neoplatoniche; da Raffaello, con il quale avrà un forte legame di amicizia della quale resta testimonianza in un importante carteggio, acquisisce i modelli estetici.

Nel 1505 organizza un’imponente parata militare a Roma, al cospetto del pontefice; nel 1506, si reca alla corte di Enrico VII, in Inghilterra, e riceve l’ordine della Giarrettiera conferito al duca; nel 1507 viene inviato come ambasciatore in Milano presso il re di Francia Luigi XII.

Castiglione intreccia così gli impegni diplomatici all’attività letteraria: nel 1506, compone la favola pastorale Tirsi; nel 1508 commemora il  duca nell’Epistola de vita et gestis Guidubaldi Urbini Ducis. Nel 1510, durante una missione politica a Napoli, conosce Iacopo Sannazaro. Nel 1513, scrive un prologo destinato alla prima messa in scena della Calandria, commedia dell’amico Bernardo Dovizi da Bibbiena. Nell’impegno congiunto con Raffaello, delegato dal pontefice alla sovrintendenza delle antichità romane, redige  e celebra lo splendore di Roma nel sonetto “Superbi colli, e voi sacre ruine”.

Sotto il duca Francesco Maria della Rovere,  viene nominato generale dell’esercito pontificio. Partecipa  nell’impresa di Romagna contro Venezia, e con l’esercito di Giulio II, nel 1511,  all’assedio di Mirandola al quale fa seguito la guerra contro i Francesi che nel 1512 porta alla conquista di Bologna. Nel 1512, a un mese di distanza dalla battaglia di Ravenna, Castiglione è costretto a recarsi a Blois, presso Luigi XII, per perorare la causa del Della Rovere. Nel 1513, salito al soglio pontificio Giovanni de’ Medici con il nome di Leone X,  Castiglione si stabilisce a Roma come ambasciatore del duca di Urbino. Viene ospitato nella casa dei Canossa dove può frequentare molti degli amici di un tempo: Giuliano de’ Medici, il Bibbiena, Pietro Bembo, Raffaello, Michelangelo. Nel 1516 il pontefice, appoggiato da Francesco I, riesce a spodestare il Della Rovere e lo sostituisce con un proprio nipote, Lorenzo de’ Medici il Minore.

Castiglione si riconcilia quindi con Francesco Gonzaga (cui succederà nel 1519 il giovane Federico) e torna a Mantova. Acuitosi in lui il sentimento antifrancese, lavora intensamente al ‘sogno’ rappresentato dal Cortegiano che  nel 1518 sottopone alla lettura del Bembo e di Jacopo Sadoleto. Nel frattempo, nel 1516, sposa Ippolita Torelli, donna mantovana, che muore  di parto nel 1520, dopo avergli dato tre figli: Camillo, Anna e Ippolita. Per la morte della moglie Castiglione compone una commossa elegia latina “Elegia qua fingit Hippolyten suam ad se ipsum scribentem”. Rimasto vedovo decide di abbracciare lo stato ecclesiastico che  Leone X gli ha offerto e riesce  a ottenere per Federico Gonzaga la nomina a capitano generale della Chiesa. Nel 1523, dopo l’elezione del papa Clemente VII, torna a Roma come ambasciatore residente del marchese di Mantova. Nel 1525, in qualità di nunzio apostolico, va alla corte spagnola di Carlo V.

Affascinato dalla personalità di Carlo, che giudica un «buon principe e volto al bene», si  adopera per favorire la conciliazione tra papa e imperatore senza però riuscire a prevedere la terribile tragedia del Sacco di Roma dove la città, nel 1527, viene messa per mesi a ferro e fuoco dai lanzichenecchi al soldo spagnolo. Accusato di incapacità e di malafede  dalla Curia, Castiglione si discolpò con un’epistola nobilissima e accorata, nella quale con fermezza rivendicava la propria continua e assoluta fedeltà al papa. Clemente VII accetta la discolpa e lo riabilita. Pare che il dolore profondissimo e il rimorso provati dal Castiglione sia il proprio fallimento diplomatico sia per gli orrori del Sacco abbiano determinato la sua morte che avviene

Nell’ultimo periodo della vita Castiglione si dedica alla stampa del Cortegiano, in quattro libri, edito nel 1528 a Venezia da Aldo Manuzio e Andrea d’Asolo per interessamento del Bembo, e revisionato da Giovan Francesco Valerio. L’8 febbraio 1529, a soli cinquant’anni,  colpito da febbri pestilenziali, muore a Toledo. Carlo V, informato della scomparsa di Castiglione, commentò: «Yo os digo que ha muerto uno de los mejores caballeros del mundo».

Il libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione fu uno dei maggiori successi letterari del primo Cinquecento.

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