Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

Curiosità idiomatiche

Curiosità Idiomatiche

Perchè si dice “di sangue blu”?

Pare che…  questa definizione sia nata ai tempi che i nobili si contraddistinguevano per la loro pelle molto chiara (a differenza dei popolani e dei contadini non prendevano mai il sole !)  ed avendo la pelle molto chiara si potevano vedere bene  le vene che sono bluastre. Questo era un segnale forte di appartenenza ad un ceto sociale elevato e infatti si usava anche “ripassare” dette vene con una matita azzurrina, per sottolineare ulteriormente tale caratteristica

pare che… i nobili, non compiendo alcuna attività lavorativa fisica, tendevano ad avere uno scarso apporto di ossigeno per cui l’emoglobina in ridotto stato di  ossigeno voltasse al colore  bluastro.

pare che…  il termine “sangue blu” derivi dalla colorazione bluastra che assumevano i nobili affetti da argiria causata dalla contaminazione del cibo da parte dell’argento delle posate.

pare che… i nobili soffrissero di emofilia, ovvero della scarsa capacità del sangue di coagulare; la diffusione di tale malattia ereditaria era dovuta ai tanti matrimoni consanguinei. Il sangue, non potendo cicatrizzare velocemente,  assumeva quindi un colore scuro simile al blu, da cui il modo di dire.

pare che… molti nobili, soprattutto inglesi, fossero affetti da anemia. Questa malattia provoca un cambiamento di colore del sangue, facendolo diventare da rosso a bluastro.

pare che… l’espressione ebbe origine in Spagna per distinguere i nobili di origine germanica (Visigoti), rimasti puri per motivi di casta, dai popolani di origine latina che si mischiarono con gli arabi di carnagione scura perdendo così la caratteristica trasparenza delle vene sotto la pelle.

pare che… questo modo di dire derivi da una maldestra traduzione in lingua neolatina dell’espressione “sangue sacro” che era usata per indicare chi era di stirpe regale. Con qualche storpiatura, percio’, Sacre Blut e’ diventato “Sangue Blu” .

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cosa significa N. H. ?

N.H. è una abbreviazione della voce latina Nobilitis Homo o, forse, una abbreviazione della voce  veneziana NobilhomoNobiluomo è stato un appellativo   usato nell’antica Repubblica di Venezia per definire i patrizi e la classe nobiliare. L’appellativo N.H.  designava quindi essere  detentore di sovranità e, pertanto, essere un  potenziale successore del Doge.  Nel tempo, l’appellativo venne usato in forma più ampia indicando l’essere appartenenti alla Nobiltà. Oggi è un titolo desueto e il vocabolo viene talvolta usato per sottolineare non un titolo ma la qualità della persona,  e cioè,  si usa definire  nobiluomo  colui che dimostra avere virtù nobili.

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detti antichi ancor’oggi in uso:

ALL’ULTIMO SANGUE: nel XV secolo, per difendere il proprio onore, imperversava il duello che poteva essere A PRIMO SANGUE ,quando si interrompeva alla prima ferita o quando uno dei due non c’è più a proseguire, o a ULTIMO SANGUE quando si concludeva soltanto con la morte di uno dei due.

FARSI INFINOCCHIARE: ci arriva dal medioevo e dalle osterie popolane. Quando gli osti volevano rifilare un vino scadente o già acetificato servivano anche delle fette di finocchio perché l’atenolo che contiene ha la proprietà di alterare il gusto.

METTERSI IN LIZZA: espressione di origine medioevale. Lizza era uno spazio recintato da palizzate o steccati. Per lo più erano su terreni di proprietà dei castelli in modo da poter permettere a cavalieri di montare rapidamente a cavallo in caso di assedio. Nei periodi di pace, si usavano per organizzare le giostre e i tornei e anche come punti d ristoro per i combattimenti.

FARE LE COSE ALLA CARLONA: l’espressione che significa agire con molta approssimazione arriva a noi dall’epoca di re Carlo Magno (742-814). Il re fu descritto  nei poemi cavallereschi come uomo semplice e alla buona tanto che, anche dopo la sua incoronazione a Imperatore del Sacro Romano Impero (25 dicembre dell’800), volle mantenere le sue abitudini “alla buona” e a volte perfino grossolane  generando l’espressione “fare le cose alla maniera di re Carlone”.

FARE VITA DA NABABBO: l’espressione popolare che significa vivere in modo  più che agiato, sontuoso, proviene dal vocabolo indoeuropeo “nawab” . Il Nawab era il governatore delle province indiane all’epoca dell’impero Moghul, monarchia di origine persiana che governò l’India dal secolo XVI fino al secolo XIX, quando arrivarono gli inglesi. Con il  titolo Nababbo si definirono in seguito i principi e i nobili dell’India islamica.

LAVORARE PER IL RE DI PRUSSIA:  è un modo di dire importato dalla Francia nato  da una canzoncina satirica messa in uso nella Parigi del 1757 quando il Principe di Soubise condusse le truppe austro-francesi contro i prussiani del Re Federico II detto “il Grande” a Rossbach (Sassonia). A partire dal disastroso conflitto  entrò in uso il detto a significare di lavorare infruttuosamente per la propria parte ma per la parte avversa.

 

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VIRGINIA

Lo stato della Virginia prende questo nome dalla sovrana d’Inghilterra Elisabetta I definita Regina Vergine.

 

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