Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

Famiglia e lignaggio

Ringraziamo il sig. Max che, da terra ferrarese,  ci segnala questo articolo letto in “Repertorio”. Ne pubblichiamo una parte ma potrete trovare l’articolo completo al sito www.retimedievali.it

Il termine nobilis, concordemente con il suo etimo, significa “ben conosciuto” oppure “che tutti conoscono”, ma nell’uso storiografico è invalsa la distinzione fra “aristocrazia” e “nobiltà”, cioè fra una “nobiltà di fatto” e una “nobiltà di diritto”, conseguenza di un processo di chiusura per cui i ceti preminenti ad un certo punto della loro evoluzione stabilirono giuridicamente la propria disuguaglianza rispetto agli altri. Sebbene quindi già il mondo antico ci abbia trasmesso i concetti di nobilis e nobilitas, per l’alto medioevo i termini aristocrazia e nobiltà non si possono usare indifferentemente. In questa scheda si fa tuttavia prevalente riferimento ad un’età successiva ai secoli X e XI, quando le aristocrazie avevano già conseguito una ben chiara caratterizzazione sociale, ponendo fine ad un lungo periodo dominato dal disfarsi e riformarsi di sempre nuove élites e dando origine a lignaggi dinasticamente definiti e destinati a durare per più generazioni. Si usa quindi “aristocrazia” nel titolo e altrove, ma ripetutamente “nobiltà” in più punti del testo: si tratta di una interscambiabilità che ha precise origini storiografiche.

 
1. Famiglia e lignaggio

L’idea di un collegamento fra supremazia sociale e antichità della stirpe non è un’acquisizione dell’età medievale, ma risale al mondo antico: la consanguineità dunque, il legame di sangue, la nascita è di tutti gli elementi costitutivi della nobiltà quello che ha il maggior peso. La famiglia è il centro focale intorno al quale prende corpo l’idea stessa di nobiltà, ma in virtù del differente valore che il ‘sangue’ acquista in relazione agli elementi costitutivi della società il termine “famiglia” assume diversi significati, una differente “accezione euristica” secondo il contesto specifico di riferimento, oppure diventa “pieno di equivoci”: famiglia come unità domestica, famiglia come lignaggio agnatizio strutturato artificialmente per una solidarietà calcolata, famiglia come parentela aperta in ogni direzione. Il che, in passato, suggerì da parte di alcuni l’idea di una almeno provvisoria eliminazione del termine dall’uso storiografico. Gli storici, pur con oscillazioni legate a specifiche condizioni locali, fissano al periodo compreso fra il X e l’XI secolo la “data di nascita” della nobiltà italiana. Questo momento di passaggio – poiché non di “nascita” si tratta – coincide con il progressivo affermarsi di forme di autocoscienza familiare, che possono essere originate dal possesso di un determinato ruolo socio-economico o funzione politica – in primo luogo la vassallità o altre forme di dipendenza –, dalla prossimità ad un sovrano oppure dal formarsi di una consapevolezza dinastica che promana appunto dall’antichità della stirpe. In tutti i casi categoria fondamentale è la memoria genealogica, che è elemento di coesione del gruppo familiare, quando addirittura non si identifichi con tale coesione. Autocoscienza, memoria genealogica, coesione familiare si coagulano comunque intorno al possesso di beni anzitutto fondiari, l’origine dei quali è spesso oscura, per cui l’elemento reale emerge come il catalizzatore principale dell’evoluzione strutturale della famiglia e diventa il cardine della coscienza genealogica. In questo modo la discendenza comune da un unico ceppo acquista una corrispondenza obbligata nel patrimonio familiare che in quell’ambito viene trasmesso e ripartito secondo il ritmo delle successioni ereditarie. Una volta realizzatisi i processi di stabilizzazione sul territorio, proprio la necessità di difendere l’integrità del patrimonio dalla concorrenza di parentele diverse condusse alla prevalenza dell’agnazione sulla cognazione – per quanto sia difficile riconoscere gruppi parentali larghi nell’alto medioevo italiano – e quindi alla nascita o all’affermazione del lignaggio ossia, latinamente, della domus, intesa appunto nell’accezione di gruppo articolato in linee patrilineari e regolato da norme definite per quanto concerne la successione, la gestione del patrimonio e l’esclusione femminile dall’attività economica. E poiché la sorte normale delle sostanze familiari era di essere divise tra gli eredi, la necessità di evitare la totale disgregazione del lignaggio e del patrimonio, dovuta all’aumento delle discendenze e alla rarefazione dei legami interni, fece comparire organismi consortili tra consanguinei e, col tempo, anche tra famiglie e persone non imparentate tra loro: l’elemento di coesione era costituito da un possesso comune, politicamente o militarmente significativo, che non poteva essere alienato fuori del consorzio. Questi processi evolutivi riguardano allo stesso modo le aristocrazie della città, della campagna e della montagna, sebbene nelle realtà urbane – ma solo perché in Italia meglio studiate – l’affermazione e la definizione di lignaggi e consorzi risulti talvolta più chiara. Perlopiù tuttavia la distinzione fra domus e consortile conserva un’ostinata ambiguità e l’incertezza, non solo lessicale, che è stata rinfacciata a molti studiosi trova spesso motivo di rafforzarsi nella documentazione, tanto più che le fonti stesse sono incerte vista la promiscuità o sovrabbondanza di termini che appaiono man mano che avanzano i secoli: parentela, genealogia, casalum, progenies, genus, cognatio.

 continua…

 

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