Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

Giovanni Pascoli

 

Giovanni Pascoli  (San Mauro di Romagna 1855- Bologna, 1912)

Giovanni Pascoli (ultimo a destra) con il padre Ruggero e i fratelli Giacomo e Luigi

Giovanni Pascoli nasce il 31 dicembre 1855  nella tenuta La Torre della famiglia dei principi Torlonia.

Il padre Ruggero Pascoli, è amministratore della tenuta, mentre la madre Caterina Vincenzi Alloccatelli si dedica alla famiglia. Giovanni,  quarto di dieci figli – due dei quali morti molto piccoli-  viene affettuosamente chiamato  “Zvanì”

Nel 1867, quando Giovanni aveva quasi dodici anni, il padre Ruggero viene  assassinato con una fucilata mentre tornava a casa da Cesena con il proprio calesse. Motivo del delitto potrebbe essere stato  politico o per contrasti di lavoro, ma non fu mai chiarito  nonostante la famiglia avesse forti sospetti sull’identità dell’assassino, come traspare evidentemente nella poesia “La cavallina storna”. Il  probabile mandante era indicato nel malavitoso Pietro Cacciaguerra , possidente e contrabbandiere, che pretendeva prendere il posto di Ruggero nella amministrazione della proprietà dei Torlonia. Il dramma accaduto fu l’inizio della fine dell’agiatezza e della spensieratezza dei Pascoli  lasciando anche un forte trauma  nella vita del poeta. La famiglia cominciò a perdere il proprio stato economico e al dissesto finanziario si susseguirono diversi  lutti. Costretti a lasciare la tenuta e a rinunciare alla tutela dei Torlonia, l’anno successivo morirono la madre, per un attacco cardiaco e la sorella Margherita, muore di tifo, poi muore il fratello Luigi colpito da meningite, poi il fratello maggiore Giacomo, che aveva tentato inutilmente di ricostituire il nucleo familiare a Rimini, muore di tifo.  Le due sorelle Ida e Maria vengono affidate dallo zio, loro tutore, al nel collegio del convento delle monache agostiniane dove rimangono dieci anni mentre i quattro fratelli vivranno insieme.  Giovanni studia a Urbino dagli Scolopi grazie ad un assegno per gli studi concessogli dai Torlonia i quali, pur non essendo più legati ai Pascoli per motivi di lavoro, concedono  a Giacomo di formarsi e, in futuro, di divenire un loro collaboratore.