Sprazzi di Nobiltà

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Ca’ Grande Malvezzi

 

Ca' Grande Malvezzi

Ca’ Grande Malvezzi

Palazzo senatorio. Via Belmeloro, 4 , Bologna.

 

I Malvezzi furono importanti  protagonisti della vita politica bolognese. Originari di Budrio (località che dista  pochi km da Bologna) aderirono  alle fazioni geremea e maltraversa ricoprendone  varie cariche pubbliche. Con il commercio della seta accumularono un cospicuo patrimonio e con l’attività bancaria ed entrarono in Senato fin dal 1466 ove sedettero ininterrottamente fino al 1797.

Divisi in vari rami, eredi dei patrimoni Lupari e Magnani, il principale è quello senatorio di Castel Guelfo, detto anche della Ca’ Grande, residente in via Belmeloro sin dalla seconda metà del Duecento. Ignoto è l’architetto della Ca’ Grande che portava  anticamente una lunga merlatura,  delle splendide  bifore ed ornati in cotto,  quattordici archi di portico a tutto sesto due eleganti balconcini, un bellissimo cortile porticato con vera da pozzo al centro, è uno splendido esempio del vecchio stile architettonico bolognese.

Da subito,  le vaste sale del palazzo si aprirono per grandi ricevimenti dati in occasione di visita di  grandi personaggi della storia e per celebrare matrimoni , cerimonie e feste, a cui intervennero cardinali, duchi, principi, ambasciatori e nobili bolognesi. Sono rimasti  famosi i matrimoni  di Giulio Malvezzi con Camilla Sforza, di Piriteo Malvezzi e Beatrice Orsini,  e un torneo notturno in piazza S. Sigismondo con illuminazione a torce.

Nel XVI secolo iniziarono alcuni lavori di ampliamento. Nel 1584 fu allungato il portico verso via Zamboni;  nel Seicento la cavallerizza annessa al palazzo fu trasformata in teatro (luogo di vita artistica e mondana per quasi un secolo fu poi ricostruito nel 1680 su disegno dei Bibiena. Venne  distrutto da un incendio nel 1745); nel  Settecento le gallerie e le sale  interne furono ornate con fregi e stucchi di visioni mitologiche e paesaggi e, nelle volte di due saloni  che oggi fanno parte del rettorato, Ubaldo Gandolfi e Davide Zanotti hanno rievocato le Storie di Ercole mentre le altre sale sfoggiano  stucchi di Carlo Bianconi, figurazioni di Domenico Pedrini e paesaggi di Prospero Pesci e di Vincenzo Martinelli.

Residenza dei  Malvezzi fino al 1806 quando, con la morte di Piriteo avvenne al loro estinzione,  il palazzo fu acquistato dall’Università pontificia nel 1827.  Attualmente, la Ca’ Grande dei Malvezzi, assieme a  palazzo Poggi, forma parte del complesso universitario bolognese.

PALAZZO MALVEZZI MEDICI

Il palazzo sorge nell’attuale via Zamboni sullo stabile che Giovanni Malvezzi, nel 1458, acquistò da Giacomo Ursi, edificato per iniziativa di Paola Campeggi vedova di Bartolomeo Malvezzi e del figlio Giovanni. Nel 1590 passa ad Antonia Sampieri, vedova di Giovanni e ai nipoti Cornelio e Giulio Cesare Lambertini. Nel 1606 diventa proprietà dei fratelli Aldrovandino, del ramo dei Malvezzi “dal portico buio” , così chiamato per il buio che caratterizza il porticato,  eredi e successori dal 1698 dei Malvezzi de’ Medici, dei quali  ne adottarono il cognome. Lo scalone d’onore, voluto  dal marchese Giuseppe Malvezzi de’ Medici e realizzato nel 1725 su progetto di Ferdinando Bibiena, sfoggia nel palazzo articolato in tre ordini sovrapposti (dorico, ionico, corinzio).  Nel 1730, i Malvezzi dispongono il  restauro del portico esterno affidando ad Alfonso Torreggiani la direzione dei lavori. Alquanto non abituale  all’epoca è l’assenza di decorazioni nelle sale di data anteriore al 1852, anno in cui il  protagonista del Risorgimento bolognese e futuro sindaco della città (1872) , Giovanni Malvezzi de’ Medici,  avviò i grandi lavori di abbellimento al piano nobile; interventi affidati a Francesco Cocchi,  Antonio Muzzi,  Girolamo Dal Pane, Andrea Pesci, Luigi Samoggia e Giuseppe Badiali. Dalla descrizione dell’Oretti, sembra che la famiglia non possedesse  un grande patrimonio in  opere d’arte. Comunque,  tra le opere maggiori all’interno dell’edificio, figuravano un Noli me tangere di Francesco Albani, una Madonna di Simone Cantarini da Pesaro, una Beata Vergine col Bambino e San Francesco di Elisabetta Sirani, un Salvatore di Lodovico Carracci.

Il palazzo è, dal 1931,  sede dell’Amministrazione provinciale. Durante i lavori di ristrutturazione, avvenuti nello stesso anno, ha subìto gravi alterazioni in particolar modo  nel cortile maggiore dell’edificio, nello scalone bibienesco  e nel grande salone delle feste dal quale l’Amministrazione ha fatto rimuovere  il drappeggio dipinto lungo il fregio delle pareti e i grandi scudi parietali contenenti gli stemmi della famiglia. Inoltre, la Provincia non ha provveduto all’acquisto della ricchissima biblioteca dei Malvezzi fornita di migliaia di opuscoli, manoscritti e codici  rari, libri a stampa molti dei quali relativi ad argomenti locali,  causandone lo smembramento.  Una  parte è conservata presso la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio e l’Università di Bologna, una parte presso la Biblioteca del Senato di Roma, una parte venduta o “smarrita” mentre gli  arredi sono finiti sul mercato antiquario a rimpinguare casse pubbliche, e fors’anche private.

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