Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

La conversazione

Il piacere della conversazione

Quando si tiene una conversazione,  è bene parlare senza alzare la voce, senza  gridare o sussurrare. La voce deve arrivare nitida e le parole ben scandite. Chi per natura non possiede una voce aggraziata, una tonalità piacevole o una pronuncia chiara, può trarre beneficio da  un corso di dizione o di teatro per imparare a modulare voce, a scandire le parole o a eliminare le intonazioni non gradevoli. Può essere un buon esercizio chiedere ad amici fidati di evidenziare cosa nel nostro modo di parlare andrebbe migliorato e tentare di apportare le giuste correzioni con la collaborazione e la  “regia” degli amici interpellati. Quando si tiene una conversazione, è bene controllare che le persone ascoltanti si dimostrino piacevolmente coinvolte ed interessate a quanto stiamo dicendo  o se un qualcosa non va’ e quindi tentare di migliorare ciò che si sta dicendo o come si sta dicendo. Per quanto riguarda la gestualità, è bene non esagerare evitando però di diventare dei manichini immobili parlanti.

Per quanto riguarda ciò che si dice  è bene non tener banco parlando di se stessi. Se si parla di amici o conoscenti,  evitare di parlarne male e di emettere giudizi negativi. Evitare anche le battute che mettono in ridicolo qualche conoscente in comune,  le barzellette spinte, gli argomenti volgari e le malattie proprie o altrui.

 Quanto parlare o non parlare? è bene non tenere cattedra così come è bene non fare scena muta. Un giusto equilibrio tra il saper parlare e il saper ascoltare è la miglior buona educazione durante una conversazione a due o  più persone. Se si è particolarmente timidi e il parlare davanti ad altri ci mette in soggezione, piuttosto che sentirci in imbarazzo e far sentire in imbarazzo gli altri con una conversazione che ci risulta faticosa, è meglio pronunciare qualche parola ogni tanto per dimostrare il nostro interessamento a ciò che si sta dicendo. Se si è particolarmente loquaci, è bene controllare che chi ci sta ascoltando  non mostri segni di insofferenza o di noia. 

Se si è in diversi, non è buona educazione appartarsi in una conversazione a due, intrattenersi a chiacchierare in cucina mentre gli altri sono a tavola o in salotto , parlare all’orecchio di chi ci sta a fianco,  sussurrare a bassa voce a uno dei presenti escludendo gli altri, tamburellare con le dita sul tavolo o fare rumori con le mani in segno di noia, non prestare attenzione a ciò che si sta dicendo,  guardare dall’altra parte.

Quando la conversazione rischia di diventare discussione: quando le parole, o i toni, diventano un po’ troppo vivaci o accelerati, uno dei presenti deve intervenire cambiando argomento con un pretesto qualsiasi. Se la conversazione avviene in una casa privata, è opportuno che i padroni di casa tengano la regia della conversazione in modo da intervenire al momento opportuno introducendo un nuovo argomento, magari più leggero e piacevole di quello che si sta accendendo troppo. In ogni caso, soprattutto nelle conversazioni a tavola, è bene evitare argomenti che riguardano il danaro, la politica, il sesso,  la religione, la violenza, le volgarità, il lavoro o qualsiasi altro argomento che possa mettere a disagio qualcuno dei presenti.

Sempre, ovunque e con chiunque, si deve evitare di intercalare ciò che si vuol dire con  parolacce (anche se sembrano ormai di moda o di uso comune) e le bestemmie. Questo non tanto per rispettare il bon ton ma per evitare la cafonaggine.

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