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La traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto

LA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DA NAZARETH A LORETO
di Paolo Sturla Avogadri

Da oltre settecento anni è luogo comune credere che, “per manus angelorum”, sia avvenuto il miracoloso trasferimento della Santa Casa da Nazareth a Loreto, presso Ancona.
Trasferimento, questo, attribuito agli angeli, sì, proprio a quegli alati esseri soprannaturali, anziché a coloro che lo avevano veramente effettuato fra mille difficoltà e pericoli. Ma ormai, finalmente, anche le Autorità ecclesiastiche (fra queste anche il nostro Arcivescovo Mons. Paolo Rabitti), hanno iniziato a parlarne apertamente, ridimensionando gli avvenimenti e compiendo un doveroso, pur se tardivo, atto di giustizia.
Secondo la tradizione, la notte del 12 maggio 1291 gli angeli, per salvare la Santa Casa della B.V. Maria, a Nazareth, dall’ormai incombente distruzione musulmana, l’avrebbero portata in volo in Illiria, nel Quarnaro, nei pressi del castello di Fiume, l’attuale Rijeka (il luogo sarà poi localizzato come Rauniza, fra Tersatto e Fiume).
Ma il 2 dicembre 1294, la Casa, per sottrarla ai barbari abitanti del posto, anch’essi musulmani, viene trasferita nei pressi di Recanati, nella proprietà di una nobildonna del luogo, certa Laureta; poi, non reputando sufficientemente sicura questa sistemazione, viene nuovamente spostata poco distante, nella proprietà dei fratelli Antici i quali cominciano a litigare fra loro per il suo possesso. Da lì la quarta ed ultima traslazione, avvenuta il 10 Dicembre 1294, nel luogo dov’è tutt’ora collocata.
Un’altra versione dice, però, che dall’Illiria la Casa sarebbe stata portata non molto discosto da dov’è ora, a Montarice, nel Piceno, sulle vestigia di un antico tempio pagano dedicato alla dea nera Cupra (identificabile con la dea egizia Iside o la celtica Suprema Madre Karidven, entrambe raffigurate col bambino in grembo) ossia una di quelle che il Concilio di Efeso, nel 431, volle cristianizzare come le “Vergini Nere”. E la Santa Patrona degli Aviatori è proprio una Vergine Nera.
Nel Ferrarese, probabilmente, una di queste, prima dell’avvento del Cristianesimo, aveva come proprio luogo di culto, l’attuale Santuario del Poggetto presso Sant’Egidio.

Ma ecco i fatti reali riguardanti l’odissea della Santa Casa di Loreto: agli inizi del 1291, di ciò che erano il Regno di Gerusalemme e i Principati cristiani di Terrasanta non restavano che poche e precarie fortezze dei tre Ordini militari crociati (Templare, Ospitaliero e Teutonico), fra queste le templari Chateau Pèlerin, presso Athlit, e Tortosa (che sarebbero cadute per ultime nell’agosto successivo) e la città di Acri.
In tempo utile Elena Angeli, della famiglia imperiale bizantina dei Grandi Comneni, duchessa di Atene, madre di Guy (Guyot) de la Roche e sua reggente, donna molto pia, incaricò i leggendari Cavalieri Templari di mettere in salvo ad Atene, salpando dal porto di Athlit con scalo a Cipro, la sacra reliquia.
Ma per tutta una serie di avverse circostanze (furiosa tempesta, flotta musulmana che ne incrociava la rotta, ecc.), la nave templare dovette deviare dalla sua destinazione, infilarsi in Adriatico e rifugiarsi sulle coste dalmate, pare a Spalato, poi a Zara, ecc. e soltanto dopo tre anni di peripezie (quelle già enumerate) le sacre pietre poterono finalmente trovare pace e dare adito alla ricostruzione che ben conosciamo e veneriamo.
A conferma della loro autenticità possiamo citare i rinvenimenti emersi nel corso di una recente ricognizione, durante i restauri conservativi:
-cinque croci in panno rosso, di foggia templare;
-due monete bizantine con l’effige di Guy II de la Roche (collocate per datare l’impresa e la sua paternità, come d’uso, in passato);
-la presenza di microspore vegetali tipiche del Medio Oriente;
-i mattoni tagliati di sbieco e risistemati a spina di pesce, secondo la tecnica costruttiva nabatea.
Sono note inoltre le varie antiche testimonianze di pellegrini cristiani passati per Nazareth dopo il 1291, che dichiaravano: “Sanctas Petras ex domo Dominae Virgini Deiparae ablatas” ovvero Le Sacre Pietre asportate dalla casa della Signora Vergine che ha partorito Dio: al loro posto restava soltanto la grotta che fungeva da parete di fondo, alla quale erano state murate, senza fondamenta, le due pareti laterali, secondo l’usanza nabatea.
Ma, se per un postumo atto di correttezza storica e di giustizia viene, dopo quel fatale 1312 (anno di scioglimento dell’Ordine Templare), riconosciuta e ripristinata l’identità dei suoi “trasportatori”, nulla può o deve mettere in discussione la sacralità della Reliquia che non deve essere minimamente discussa.

Per concludere vorrei citare un curioso episodio che lega la città di Ferrara al Santuario di Loreto: Nell’inclemente Gennaio del 1511, la guerra fra lo Stato Pontificio e il Ducato Estense, o meglio la guerra personale di Papa Giulio II e Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio, era al culmine.
E il Pontefice, notoriamente combattivo e collerico, era impegnato in prima persona all’assedio di Mirandola. Qualcuno, vedendolo correre in mezzo alla neve alta, intorno agli spalti, con la barba lunga e ispida, coperto con una pelliccia di montone indossata sopra la corazza, infervorato a dare ordini e noncurante dei proiettili della micidiale artiglieria estense che gli cadevano tutto intorno, lo consigliò di togliersi da quel pericolo. Ma lui inferocito rispose che “prima aspetaria un’artileria su la testa che tirarse indietro de un passo” (Marin Sanudo). Il che risuonò, dopo qualche giorno, come un presagio: una cannonata estense, sfondato il tetto della casa dove dormiva il pontefice, piombò nella stanza uccidendo due servitori ma lasciando indenne il “terribile Giulio” che prese il proiettile e lo fece portare al Santuario di Loreto, al quale era molto legato, dov’è tuttora conservato quale “ex voto”.

E’ questo il testo integrale della relazione che, su cortese invito di S.E. l’Arcivescovo Mons. Paolo Rabitti e cordiale assenso del Gen. di S.A. Roberto Iacomino comandante del C.O.F.A. e del Presidio Militare, ho avuto l’alto onore di pronunciare in Cattedrale, a Ferrara il 10 Dicembre 2008 e 2009, in apertura della Celebrazione Eucaristica della Madonna di Loreto, Santa Patrona dell’Aeronautica Militare.
Ormai, finalmente dopo sette secoli, la verità su questo trasferimento non è più un “tabù” e, parlandone, non si rischia più il sospetto di eresia; pure il nostro Arcivescovo, nelle precedenti Celebrazioni Lauretane, non aveva fatto mistero sulla natura per nulla soprannaturale dei “trasportatori”, pur qualificandoli generalmente come semplici Crociati.
Anche il recente rinvenimento negli Archivi Segreti Vaticani, da parte della ricercatrice Barbara Frale, di un antico documento -la pergamena di Chinon- col quale Papa Clemente V, dopo averlo sciolto nel corso del Concilio di Vienne nel 1312, scagionava pienamente l’Ordine dei Cavalieri Templari da ogni accusa, in particolare da quella di eresia, mi autorizzava a parlare liberamente di questo argomento che, almeno da circa un trentennio, già conoscevo.
Nei pochi minuti concessimi ho potuto dire soltanto l’essenziale, poiché questa appassionante quanto intricata vicenda ha risvolti ben più ampi, come ampio è il novero degli importanti personaggi direttamente coinvolti o di semplice riferimento. Fra loro Guglielmo di Tiro Patriarca di Gerusalemme, Luigi IX “il Santo” re di Francia, Guillaume de Beaujeux Gran maestro dei Templari, Edoardo d’Inghilterra, i califfi Baibars, Qalawun e suo figlio Al-Ashraf Khalil, Papa Bonifacio VIII, Rodolfo d’Asburgo, Carlo Martello re d’Ungheria figlio di Carlo II d’Angiò, i Signori di Duino, ecc.
Ma, a parte l’equivoco dell’omonimia fra la famiglia Angeli-Comneno e le creature soprannaturali alate, quale poteva essere il motivo della sparizione (o meglio dell’occultamento) dei documenti relativi ad un evento tanto importante? Quale la giustificazione della “damnatio memoriae” dei “Milites Christi”, come inizialmente erano chiamati i Templari?
Semplice: non era pensabile tramandare documenti e testimonianze attestanti che degli eretici condannati –come tali, pur se erroneamente erano considerati i Templari- potessero aver avuto una parte di primo piano nel recupero e salvataggio di una importantissima Reliquia che, sempre più, attirava la devozione di tutta la Cristianità e la presenza di migliaia di pellegrini provenienti da tutta Europa. Molto meglio, quindi, far sparire ogni possibile collegamento approfittando del periodo favorevole della “cattività avignonese”.

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