Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

Luchino Visconti

Luchino Visconti di Modrone duca di Grazzano Visconti (1906-1976)

Nobile dei duchi, Duca di Grazzano Visconti, Conte di Lonate Pozzolo, Signore di Corgeno, Consignore di Somma, Consignore di Crenna, Consignore di Agnadello, Patrizio Milanese.

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Figlio quartogenito (di sette) del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba (proprietaria della più grande casa farmaceutica italiana). Fratello minore di Guido, Luigi ed Edoardo, fratello maggiore di Giovanna, Nane e Uberta, Diretto discendente di Francesco Bernardino Visconti (l’innominato del Manzoni) nasce  a Milano il 2 novembre 1906.  

Nella sua educazione intervengono l’aristocrazia paterna e la  borghesia materna. La madre, molto religiosa, organizza con rigore la sua educazione , un’educazione molto rigida, nella qual interviene anche un particolare tutore che Visconti citerà così, «forse era un grande educatore, forse soltanto un maniaco». Fin da ragazzo studia violoncello. Ama la lirica e il melodramma. Ama casa Visconti nel cui salotto transitano numerosi  artisti di grande livello nazionale e internazionale (tra cui anche Arturo Toscanini) perché ospitati dal  padre che era uno dei finanziatori del Teatro alla Scala. Ama molto anche Villa Erba, residenza della famiglia materna sul Lago di Como « Villa Erba è una casa che noi amiamo moltissimo. Ci riuniremo tutti là, fratelli e sorelle e sarà come al tempo in cui eravamo bambini e vivevamo all’ombra di nostra madre » Ama il cinema e, in modo particolare, i melodrammi delle dive che «spalancavano gli occhi grandi come vetrate».  Ama la scrittura e la letteratura. Ama il teatro soprattutto se  rivoluzionario.  Ama  trovarsi con  gli amici di un tempo e con loro coltivare le tante passioni, anche quella della  scrittura. Ama i cavalli tant’è che, a soli 26 anni, guida una scuderia di sua proprietà e tra la fine degli anni ’20 e l’inizio dei ’30 diventa un allevatore di fama internazionale  raggiungendo grandi risultati (come  la vittoria nel Gran Premio di Milano San Siro
con Sanzio). Ha un  legame  profondo con  la madre, un legame che si rafforza ancor di più quando,  nel 1924,  i genitori si separano andando papà Giuseppe a trasferirsi a Roma (si dice che motivi di separazione furono le profonde divergenze ideologiche, la madre  mussoliniana convinta e il padre antifascista ma  si dice, anche,che motivi di separazione furono le frequenti scappatelle di papà Giuseppe con altri uomini). Appartiene a una delle più importanti famiglie di Milano, d’Italia, d’Europa. E il rapporto con la famiglia è per lui un legame fortissimo e irrinunciabile. Dice:“Non mi sono mai allontanato dal mondo nel quale sono cresciuto” .

Luchino Visconti ha fascino, bellezza, cultura, titoli, contatti.. ed è ricchissimo. Fa strage di cuori. Si innamora della  principessa Windisch-Graetz,e la chiama  Pupe anziché col suo vero cognome. Alla principessa Pupe dedica lettere d’amore firmate “Luchi” ma, verso la metà degli anni ’30, a Parigi, Luchi capisce che le principesse austriache non lo attraggono quanto  i biondi giovanotti tedeschi. Si innamora del teutonico e  celebre fotografo Horst P. Horst (1906-1999) e lo frequenta per quattro anni anche se, durante i  soggiorni parigini, ama sperimentare altri rapporti estremamente liberi e anticonformistici provocando spesso scandalo (nel ’35 fu ricondotto  in Italia alla forza dal precettore di un suo giovane amante, Umberto Monaldi). Visconti, si sente comunque a disagio per le sue inclinazioni sessuali tant’è che frequenta anche donne. Il periodo parigino gli dà occasione di conoscere Jean Renoir che, nel 1937,  lo accetta come assistente e costumista sul set di Partie de campagne. Durante l’esperienza di lavoro con Renoir inizia le  frequentazioni con la sinistra parigina del Fronte Popolare. Scopre di avere una vocazione politica che lo porta ad aderire al comunismo.  Durante gli anni di guerra, attraverso la redazione della rivista Cinema, luogo di ritrovo di intellettuali oppositori del regime benché sia  diretta dal figlio del Duce, partecipa attivamente alla resistenza antifascista. In quegli anni, Visconti perde i genitori. Nel 1939 muore la madre e nel 1941 muore il padre. Nello stesso periodo,si ritrova a convivere con la diffidenza da parte della resistenza comunista per via delle sue origini aristocratiche (aristocrazia e omosessualità saranno motivo di  diffidenza all’interno del partito comunista italiano a partire dallo stesso Togliatti, e prenderà sempre più le distanze ), la circospezione del mondo religioso per via della sua  omosessualità, la critica che lo capisce sempre meno che a lui preferisce Pasolini.

Il 27 luglio 1972, terminate le  riprese del Ludwig , Visconti viene colto da un ictus cerebrale che lo lascia paralizzato nella parte sinistra del corpo. Malgrado le condizioni di salute, ritorna a lavorare. Nel 1976, non ancora del tutto terminato  il suo ultimo film “l’Innocente”tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d’Annunzio e interpretato da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli,  il 17 marzo, Luchino Visconti muore colto da una grave forma di trombosi poco dopo aver visionato insieme ai suoi più stretti collaboratori il primo montaggio del film.

Le ceneri sono conservate, dal 2003, ad Ischia,  sotto una roccia della sua storica residenza estiva “La Colombaia”, assieme a quelle della sorella Uberta.

Nel teatro ebbe modo di mettere in scena il cambiamento,  le provocazioni sociali intese come strumento per costringere il pubblico a riflettere e a non subire passivamente lo spettacolo. Diceva: “Giorgio Strehler, Orazio Costa, Ettore Giannini ed io. Abbiamo costruito noi il nuovo teatro, bene o male che sia. Più che un lavoro d’invenzione, la nostra fu un’opera di ripulitura. Bisognava mettere ordine sul palcoscenico, imporre una disciplina nuova agli attori, dare allo spettacolo un’impronta di verità. Soppressi la figura del suggeritore, lottai contro il vecchio vizio dell’improvvisazione, imposi orari di ferro a un pubblico ritardatario, poco rispettoso del nostro lavoro”. Nel 1945 Visconti scandalizza i benpensanti con l’Adamo di Marcel Achard e un giovanissimo Vittorio Gassman che  interpreta un omosessuale. L’opera provoca molte polemiche e gli interventi della magistratura.

Ogni suo lavoro suscita polemiche e divisioni e, spesso, le sua azioni provocano scandalo. Con le  tradizioni aristocratiche si ritrova in un rapporto di odio-amore che non ha modo di pacificare. Omosessuale dichiarato,  già nel ’45 scriveva  che  l’omosessualità non è più un problema e che era alieno dalle fisime religiose che tormentavano un Pasolini Un approccio di seduzione omosessuale lo rivolse  all’attore Massimo Girotti, protagonista de “Il Gattopardo”. Ma, alle sue lettere d’amore, Girotti rispose con insulti ai quali  Visconti replicò con una sfida a duello d’altri tempi. Il tutto si risolse con una cena in un ristorante di lusso.  Amò, ma non corrisposto, Alain Delon. Iniziò una  relazione burrascosa, con il giovane Helmut Berger, un biondo cameriere tedesco, che Visconti cerca di trasformare in attore drammatico. Andresen, in un’intervista a “The Guardian” del 16 ottobre 2003, racconta: “pressoché tutti i membri delle troupe cinematografiche erano gay” e Visconti passò gran parte della sua vita a sopportare l’ammirazione di gay e di ragazzine giapponesi (tremende e voraci concorrenti dei gay di tutto il mondo). Che croce deve essere la bellezza…

In Visconti, erano assillanti i pensieri sulla decadenza e sulla morte sia individuale sia epocale. Diceva:”Sì, sono un decadente […]. Mi piace molto. Mi divertirebbe meno essere accusato di futurismo. […] I cosiddetti “personaggi positivi” nei miei film hanno uno sviluppo relativamente limitato. Preferisco raccontare le sconfitte, descrivere le anime solitarie, i destini schiacciati dalla realtà. Racconto personaggi di cui conosco bene la storia. Ognuno dei miei film forse ne nasconde un altro; il mio vero film, mai realizzato, sul Visconti di ieri e di oggi”. Con  “Il Gattopardo”ma ancor di più con le successive opere, i film di Visconti assumono l’aspetto di grandi affreschi funebri, di requiem epocali sulla fine di intere classi sociali intere e di intere epoche impregnate dallo sconforto che nessuna nuova realtà possa nascere dalla corruzione dei tempi e degli uomini. libro

Gaia Servadio, che ha scritto la prima biografia di Visconti ( Luchino Visconti -Mondadori, 1980) racconta che  Visconti considerava peccaminosa l’omosessualità e impiegò parecchi anni prima di liberarsi di questa convinzione: “Visconti ebbe molti (giovani) amanti con cui intrecciò relazioni masochiste (dal punto di vista affettivo) e burrascose, condite da memorabili scenate pubbliche. Ma anche quando la sua omosessualità sarà di dominio pubblico, Visconti rimarrà estremamente riservato sull’argomento e non si confiderà mai con nessuno. Né la sua vita trascorrerà senza disagi esistenziali, crisi e profonde solitudini, riflesse appieno nei film della maturità”.