Sprazzi di Nobiltà

la loro storia è anche la nostra storia

Nobildonne religiose

Questo spazio è dedicato alle Nobildonne che sono state particolarmente vicine alla fede.

Nel caso ci vogliate inviare una qualche segnalazione o anche delle informazioni ulteriori su quanto pubblicato, potete farlo utilizzando l’indirizzo posta@sprazzidinobilta.it e, molto volentieri,  pubblicheremo quanto ci invierete.  Si ringrazia anticipatamente la gentile collaborazione.

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santa Edvige Regina (1374-1399)

patrona delle Regine, patrona della Polonia e patrona dell’Unione Europea

Edvige d'Angiò, Re della Polonia

Edvige d’Angiò, Re della Polonia

Edvige d’Angiò (Jadwiga) o  Edvige di Polonia fu Regina. Ufficialmente, il suo titolo era “re” anziché “regina” per indicare che regnava per proprio diritto e non perché consorte di re. Figlia minore di Luigi I d’Ungheria e di Elisabetta Kotromanic di Bosnia, le sue nonne materne erano  discendenti della Casa Reale dei Piasti, antica dinastia polacca. Fu Regina della Polonia dal 1384 e Granduchessa di Lituania dal 1386.

La  Polonia fu governata, fino al 1370, dalla dinastia polacca dei Piasti. L’ultimo re, Casimiro III il Grande,  non aveva avuto  figli maschi legittimi. Per poter garantire una successione certa nominò come suoi eredi la sorella Elisabetta di Polonia e suo figlio Luigi d’Ungheria che fu, di fatto,  proclamato re nel 1370 mentre Elisabetta resse buona parte del potere reale fino al 1380. Nel 1382, alla morte di Luigi I, il trono ungherese fu ereditato da Maria, la figlia maggiore, ma i baroni della cosiddetta Polonia Minor (in pratica  gli arbitri della successione monarchica) si opposero al prolungamento dell’unione della corona polacca con quella ungherese e decretarono l’espulsione dal territorio dei sovrani Maria e Sigismondo (una umiliazione che Sigismondo non dimenticò e che fu origine di travagliati fatti negli anni seguenti). I nobili polacchi scelsero come nuovo monarca la sorella minore di Maria, Edvige. Essendo all’epoca poco più che bambina, le trattative furono gestite in sua vece dalla Regina Madre Elisabetta vedova di Luigi e reggente d’Ungheria. Dopo due anni di negoziati, il 16 novembre 1384, a Cracovia, Edvige fu incoronata “Re di Polonia”. Essendo Edvige ancora troppo giovane, si ebbe la reggenza di suo zio materno, Ladislao di Cujavia, principe di Gniewkowo. Diventando Re,  Edvige divenne una futura sposa ambita da grandi nobili europei. Si fecero avanti il, il duca Jiemowit IV di Masovia, il  Granduca Jogalia di Lituania ma Edvige, undicenne, risultava ancora formalmente sposata a Guglielmo d’Austria il quale non era disposto a perdere l’opportunità della corona polacca in virtù del matrimonio con la regina. Guglielmo giunse a Cracovia nel 1385 per consumare il matrimonio contratto sulla carta sette anni prima legittimando, in quel modo, la sua posizione. Ma il suo piano fallì e, mentre i vescovi polacchi si affrettavano a dichiarare nullo il matrimonio, Guglielmo fu espulso dal regno. Sempre nel 1385, il Granduca Jogalia e i nobili della Polonia Minor sottoscrissero un accordo chiamato”Unione di Krewo” attraverso il quale Jogalia assumeva importanti impegni in cambio della mano di Edvige e del diritto ad essere incoronato Re di Polonia. L’accordo prevedeva da parte sua e da parte dei grandi nobili lituani la conversione al cattolicesimo romano, il rilascio dei prigionieri cattolici di tutto il Granducato e l’unione personale dei territori di Lituania e Polonia sotto la sovranità del monarca polacco per l’eternità.

Jogalia di 24 anni (battezzato col nome di Ladislao dopo la conversione)  ed Edvige di12 anni, si unirono in matrimonio il 18 febbraio del 1386, a Cracovia. In quello stesso anno Elisabetta, madre di Edvige, e Maria, sorella, furono imprigionate forse su ordine del marito di Maria, Sigismondo. Nel 1387, Elisabetta venne strangolata e Maria liberata. Maria morirà di parto e, pare, in  circostanze rimaste oscure.

Nel 1399 Edvige diede alla luce una figlia, Elisabetta Bonifacia. La bambina visse solo pochi giorni ed Edvige si ammalò gravemente. Pochi giorni dopo, il 17 luglio, Edvige d’Angiò Regina di Polonia, morì all’età di appena 25 anni. Il suo corpo fu sepolto insieme a quello della  figlia nella Cattedrale di Wawel.   La sua morte turbò la posizione di Ladislao come Re di Polonia, ciononostante il Re riuscì a riportare l’equilibrio nella sovranità e a  mantenere il trono fino alla sua morte che avvenne trentacinque anni dopo. Contro Ladislao Jagellone non si levarono mai opposizioni energiche né comparve un pretendente adducendo maggiori diritti al trono. A Ladislao Jagellone successero in Polonia i figli avuti dall’ultima moglie, Sofia di Halshany, che non avevano legami di parentela con i precedenti regnanti polacchi.

“Re” Edvige  fu particolarmente attiva nella gestione politica e nella vita diplomatica e culturale del suo Paese. Lanciò una spedizione militare per riconquistare la Rutenia Rossa;  guidò una delegazione presso Petru I di Moldavia per farne un feudo polacco e diede il via a una vivace corrispondenza con i cavalieri dell’ordine Teutonico che finirono con il trattato di Ostròw. Ottenne da papa Bonifacio IX la possibilità di celebrare il Giubileo in Polonia. Incoraggiò la traduzione in polacco di molti testi latini in modo da incrementarne la diffusione fra i suoi sudditi. Fu molto attiva e  prodiga in donazioni per la costruzione di ospedali e luoghi di accoglienza per poveri e orfani. Collaborò intensamente alla fondazione del vescovato di Vilniuscon per rafforzare il cristianesimo in territorio lituano. Donò i suoi gioielli e persino delle insigne regali per finanziare il recupero dell’Accademia di Cracovia ribattezzata nel 1817 come Università Jagellonica in onore suo e di suo marito. Fondò. nel 1397,  a Cracovia, la prima Facoltà di Teologia della storia polacca.

santa Edvige, patrona delle Regine, della Polonia e della Unione Europea

santa Edvige, patrona delle Regine, della Polonia e della Unione Europea

Dal giorno della sua sepoltura il corpo di Edvige è stato riesumato almeno tre volte. La prima volta fu nel XVII secolo per costruire accanto il sarcofago di un vescovo.La seconda volta nel 1887 e,  all’apertura del mausoleo, fu ritrovato lo scheletro intero di Edvige insieme ad un mantello e un cappello (nell’occasione Jan Matejko realizzò uno schizzo del teschio di Edvige dal quale trasse poi il suo ritratto).La terza volta  nel 1949. In seguito, le spoglie della sovrana furono riseppellite in un sarcofago, che era stato scolpito in marmo bianco nel 1902 da Antoni Madeyski  donato da Karol Lanckoronski.  Nel mausoleo sono visibili gli  oggetti con i quali la regina era stata originariamente seppellita: uno scettro di legno e un globo molto modesti;  infatti, alla sua morte Edvige non possedeva più  gioielli perché li aveva venduti  per finanziare il recupero della futura Univesità Jagellonica.  Subito  dopo la sua morte molti cominciarono a volere Edvige santa. Sorsero in poco tempo testimonianze di presunti miracoli dovuti alla sua intercessione che avrebbero poi confermato, senza alcun dubbio, la sua santità. Gli episodi più noti sono quelli della Croce di Edvige e il Piede di Edvige.

Viene commemorata l’8 agosto.

 

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santa Elisabetta, regina del Portogallo (1271-1336)

Isabel de Aragona regina del Portogallo

Elisabet de Aragona regina del Portogallo

Isabel in aragonese e in portoghese, Elisabet in catalano, fu regina consorte del Portogallo e dell’Algarve dal 1282 al 1325.

santa Elisabetta

santa Elisabetta

Nata a Saragoza il 4 gennaio 1271, figlia terzogenita (prima femmina) di Pietro III Il Grande, re d’Aragona, di Valencia e conte di Barcellona e altre contee catalane,  e di Costanza di Sicilia, figlia del re di Sicilia Manfredi (figlio illegittimo dell’imperatore Federico II di Svevia) e di Beatrice di Savoia , a soli 12 anni  andò in sposa al re Dionigi del Portogallo,figlio terzogenito (secondo maschio) del re del Portogallo e dell’Aòlgarve, Alfonso III il Restauratore e della principessa castigliana Beatrice,  figlia illegittima del re di Castiglia, Alfonso X il Saggio  e di Maior Guillen de Guzman. Fu un matrimonio travagliato dalle infedeltà del marito ma in esso Elisabetta seppe dare la testimonianza cristiana che la portò alla santità. Ebbero due figli: la principessa Costanza ed il figlio Alfonso, futuro re Alfonso IV il Valoroso. Oltre le difficoltà caratteriali del sovrano marito, dovette successivamente affrontare anche il comportamento ribelle del figlio Alfonso. Dionigi l’accusò di essersi schierata col figlio contro di lui e la bandì da corte relegandola in una fortezza fortezza di Alemquer. Parecchi del regno andarono ad offrirle i loro servigi ma la Santa preferì affidarsi alle mani della divina Provvidenza anziché permettere di venire reintegrata nei suoi diritti con le armi. Il re riconobbe al fine il suo torto, richiamò Elisabetta e le diede in appannaggio la città di Torres-Vedras. La regina continuò ad adoperarsi affinchè nella sua famiglia ritornasse la pace. Al tempo dell’assedio di Coimbra (1319), da parte di suo figlio, la madre si portò a cavallo in mezzo ai soldati delle opposte fazioni, con un crocifisso in mano, e riuscì a riconciliare padre e figlio. La guerra ricominciò più violenta poco tempo dopo a Lisbona. Elisabetta, che preferiva la pace a tutto l’oro del mondo, montò sopra una mula e si slanciò tra i due eserciti per scongiurarli, con le parole e con le lacrime, a scendere a patti. In quelle circostanze la Santa riuscì a pacificare per sempre i due contendenti. Dopo la morte del marito (1325), Elisabetta rinunciò al mondo, si tagliò i capelli, vestì l’abito del terz’ordine Francescano e andò pellegrina a San Giacomo de Compostela. In suffragio del re defunto, offrì al santuario la corona d’oro che aveva portato il giorno del matrimonio, con altri ricchissimi doni. Il vescovo della città le diede in cambio un bastone di pellegrino e una borsa che la santa volle portare con sé nella tomba. Appena rientrò a corte fece fondere le sue argenterie a favore delle chiese, divise i diademi e le altre insegne regali tra la sovrana Beatrice e le sue nipoti e, a Coimbra, fece terminare la costruzione del monastero di Santa Chiara. In esso intendeva terminare la vita, ma ne fu distolta da savi sacerdoti, per ragioni di stato e per non privare tanti poveretti dei suoi aiuti. Elisabetta si accontentò di portare sempre l’abito della penitenza e di fare costruire presso il monastero un appartamento che le consentisse, con il permesso della Santa Sede, di ritirarvisi sovente a pregare, a conversare e a pranzare con le religiose. Abitualmente ne teneva cinque con sé per la recita corale dell’ufficio e la vita in comune.
Nel pomeriggio Elisabetta dava udienza con una pazienza e una bontà illimitata, ai poveri, ai malati, ai peccatori che ricorrevano a lei. Per tutti aveva una parola di consolazione, un’abbondante elemosina. Nel 1333 gli abitanti di Coimbra furono ridotti, dalla carestia, a cibarsi di sorci. Elisabetta, senza prestare ascolto agli amministratori dei suoi beni che le raccomandavano la parsimonia, fece comperare per loro grandi quantità di cibarie e provvide persino che fossero seppelliti i morti, abbandonati nelle case per la grande desolazione. Quando era libera dalle opere di carità e nella notte, ella si ritirava in una stanzetta segreta. Lontana dagli sguardi indiscreti dava libero sfogo alle sue preghiere e alle sue contemplazioni. Altre volte andava a visitare i degenti nell’ospedale che aveva fatto costruire in onore di S. Elisabetta d’Ungheria e a curarli con le sue stesse mani.
L’ultimo anno di vita Elisabetta pellegrinò, una seconda volta, a San Giacomo de Compostela, con due donne. Volle fare a piedi il lungo viaggio nonostante i suoi 64 anni e mendicare di porta in porta il vitto quotidiano.
Al ritorno le fu annunziato che suo figlio, Alfonso re del Portogallo, e suo nipote Alfonso, re di Castiglia, si erano dichiarati guerra. Elisabetta si portò a Estremoz nella speranza di strappare parole di pace dalla bocca del figlio da portare al nipote in Castiglia, ma una violenta febbre non le lasciò nessuna speranza di vita. Si mise a letto, fece testamento alla presenza del figlio e della nuora, e ricevette il Viatico tra sospiri e lacrime, rivestita del suo abito di penitenza, inginocchiata, nonostante l’estrema debolezza, davanti all’altare eretto nel suo appartamento. Alla regina Bianca, che l’assisteva e che era stata la compagna delle sue visite ai poveri e ai malati, ella chiese che avvicinasse al suo letto una sedia per Maria SS. la quale le era apparsa radiosa, vestita di bianco, in compagnia di S. Chiara e di altre sante. Morì il 4-7-1336 dopo aver recitato il Credo e mormorato: Maria, mater gratiae.
La sua carità cristiana la spinse ad occuparsi con dedizione anche dei figli illegittimi del marito. Assistette il marito gravemente malato fino alla sua morte e tanto fece che pare ne favorì la conversione in extremis al cattolicesimo. Alla corte della casa reale di Portogallo, Elisabetta non tralasciò le buone abitudini prese pur non trascurando i nuovi doveri di regina e di sposa. Continuò a levarsi di buon mattino per andare in cappella ad ascoltare la Messa in ginocchio, fare sovente la comunione, e dire l’ufficio della SS. Vergine e dei morti. Dopo pranzo ritornava in cappella per terminare l’ufficio divino, fare letture spirituali e abbandonarsi a svariate orazioni tra un profluvio di lacrime. Il tempo libero lo impegnava a confezionare suppellettili per le chiese povere, con l’aiuto delle dame di corte. A queste buone opere altre ne aggiunse di mano in mano che veniva a conoscenza delle pubbliche necessità. Non ci furono difatti chiese, ospedali o monasteri alla cui costruzione ella non contribuisse con regale generosità. Alcuni ne fece costruire, ella stessa, a Santarém e a Coimbra.
La tradizione descrive come Isabel  fu esempio di carità cristiana, rivolgendo particolare attenzione ai malati di Lisbona e prodigandosi per pacificare le contese. Anche la carità di Elisabetta per i poveri e i nobili decaduti fu incomparabile. Al suo elemosiniere aveva dato ordine di non mandare mai via nessun bisognoso a mani vuote. Ella fece inviare dei viveri a monasteri poveri e a regioni colpite dalle avversità; protesse gli orfani; soccorse le giovani pericolanti; tutti i venerdì di quaresima, dopo aver lavato e baciato i piedi a tredici poveri, li faceva vestire di abiti nuovi; il giovedì santo compiva la medesima opera buona a favore di tredici donne. A contatto delle sue mani e delle sue labbra, una malata guarì da una piaga al piede e uno storpio lebbroso, da entrambe le infermità.
Dopo un pellegrinaggio al santuario di Compostela, in cui depose la propria corona, si ritirò nel convento delle clarisse di Coimbra, da lei stessa fondato. Dopo la morte avvenuta nel 1336 ad Estremoz in Portogallo, il suo corpo fu riportato al monastero di Coimbra. Nel 1612 lo si troverà incorrotto, durante un’esumazione, collegata al processo canonico per proclamarla santa. Fu canonizzata a Roma da Urbano VIII nel 1625. Viene  commemorata il 4 luglio e la  caratterizza  il rosario.

Sollecitudine  della Regina Elisabetta per la Nobiltà impoverita:

Per i figli dei gentiluomini poveri, teneva nel palazzo delle borse speciali, perché potessero crescere conformemente alla loro elevata posizione. Alle donzelle povere di buona nascita dava doti per sposarsi, ed ella, con le sue regali mani, amava aggiustar loro il velo nuziale. Molte altre orfane, figlie dei suoi vassalli personali, le aveva raccolte ed educate presso di sé; quando contraevano matrimonio, le forniva di abbondante dote e le adornava con i suoi gioielli nel giorno delle nozze. Affinché queste delicatezze della sua bontà non finissero con la sua vita, istituì nel monastero di santa Chiara un fondo per dotare le nobili povere e diede ordine che una parte dei suoi gioielli fossero lasciati a quel convento e venissero prestate alle donzelle come ornamento per il giorno delle nozze”.

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Santa Regina di Denain  (VIII secolo)

s regina 2Rimasta vedova del conte Beato Adalberto di Hainaut, fondò   il monastero di Denain. La santa Regina fu in realtà una contessa che  andò in sposa al conte Adalberto. Visse   nella Francia dell’VIII secolo ed era  discendente di un’importante famiglia,   quella dell’Hainaut. Ebbe una figlia, Renfrida.                                              Regina si dedicò appieno alla fondazione di un nuovo monastero nei  pressi di Valenciennes,  a Denain, città  celebre per i suoi pizzi. Nel monastero  la contessa prese il velo come suora benedettina  e abbracciò l’obiettivo della propria santificazione attraverso la preghiera  e il duro lavoro.
Nel frattempo la figlia Renfrida era stata prescelta come  badessa del monastero, divenendo quindi, madre spirituale della madre genetrice. Santa Regina  si sottomise alla figlia badessa dando origine ad un capovolgimento di posizioni. Molto poco si sa delle vicende storiche di santa Regina ma  l’antichità  del culto che le è stato conferito è  conferma delle sue virtù di santa della   contessa che porterà, per sempre,  il nome di santa Regina.Viene commemorata il 1 luglio.

La figlia di santa Regina, la badessa Renfrida, è anch’essa venerata come santa e commemorata l’8 ottobre.

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 santa Regina Sushanik (tra il 450 e il 500)

Shushanik fu una nobildonna armena che subì martirio  per mano del suo sposo, il principe (bidaxae) Varsken. sushs

Varsken  aveva abiurato il Cristianesimo per abbracciare lo zoroastrismo. Shushanik, il cui padre era uno sparapet (comandante dell’esercito) dei cristiani in Armenia, rifiutò di imitarlo e preferì la tortura e la prigionìa che la portarono alla morte.

L’opera di letteratura che riguarda la sua vita e il suo martirio è il più antico manoscritto, forse scritto tra il 476 e il 483, e il primo frammento sopravvissuto della letteratura georgiana. L’autore, Jakob Tsurtaveli, da noi conosciuto come Giacobbe Tsurtavi, fu suo contemporaneo quindi visse gli eventi descritti.(opera pubblicata per la prima volta nel 1882). Nome dell’opera: Il Martirio della Santa Regina Shushanik o anche La passione di Santa Shushanik.

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Persone e Nobiltà