Sprazzi di Nobiltà

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Villa Guastavillani, Bologna

 

Villa Guastavillani e la grotta del Ninfeo

 

2014-03-17-2 copiaNel 1575 il cardinale Filippo Guastavillani, nipote del papa Gregorio XIII, fece costruire sul monte di Barbiano, a Bologna, un palazzo di dimensioni grandiose, tanto che fu spianata la sommità di un colle per fare posto al grande edificio. “Una parte del monte venne sistemata a pianoro, per accogliere il sole dalla parte di mezzogiorno, mentre una loggia a tre fornici era costruita dalla parte di tramontana, cosicché se da un lato si aveva il caldo all’inverno, dall’altro si poteva godere il fresco all’estate”. Il progetto fu affidato all’architetto Ottaviano Mascarino, mentre la realizzazione fu curata da Tommaso Martelli che probabilmente semplificò il progetto originario rendendolo meno importante. La villa appartenne alla famiglia Guastavillani per poco più di un secolo fino a quando fu venduta nel 1695, assieme alle terre adiacenti, ai Padri Gesuiti per la “miserabile somma” (Guidicini, 1873) di lire 22.750. Abolito l’ordine dei Gesuiti per volontà di Clemente XIV, i Guastavillani ricorsero a Roma per l’annullamento del contratto e nel 1781 rientrarono in possesso della villa e dei terreni circostanti. L’ultima discendente dei Guastavillani fu Virginia che aveva sposato un nobile di Reggio Emilia, il conte dott. Francesco Cassoli, discendente di una famiglia che risaliva al secolo XII. Dal matrimonio nacquero due figli, Rinaldo e Giulia. Rinaldo morì nel 1918 nel palazzo seicentesco di Reggio Emilia e nel testamento dispose che gli immobili di Reggio Emilia e di Bologna servissero per una fondazione da intitolarsi alla madre ed alla sorella, che già erano mancate, in favore di bambini poveri e bisognosi di cure. Nel 1920 venne costituita l’Opera Pia Cassoli Guastavillani. Passato successivamente al Comune di Bologna, nel 1998 il palazzo è stato acquisito dall’Università di Bologna. La villa, conosciuta come Palazzo di Barbiano, ha una pianta rettangolare con loggia passante come in uso nel bolognese; al lati si aprono le sale e le stanze che celebri artisti dell’epoca abbellirono con le loro opere. Nella villa la facciata è animata dalla loggia ad archi e dalle ali che si innescano ad essa in posizione arretrata. Nel progetto originale del Mascarino la villa era cinta da mura con quattro torrioni, due dei quali rimangono tutt’oggi davanti all’entrata principale. Particolarmente interessante e rara, fra gli interni del palazzo, è la stanza ipogea naturale, una curiosità storica architettonica ancora quasi intatta. “Nella gran sala sotterranea erano un tempo giochi d’acqua deliziosi, alimentati dagli acquedotti che portavano l’acqua raccolta con gallerie sotto il colle attiguo”. Il pavimento era a disegno grottesco a vari vivi colori, le pareti incrostate di pietruzzole colorate framezzate da conchiglie con pregevole disegno dovuto al talento dell’architetto Francesco Guerra.

 

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